Oratorio di San Salvatore (Storia)
A pochi passi dal centro di Casorezzo, immerso nella quiete della campagna, si trova un piccolo oratorio che custodisce un tesoro d’arte e di storia: i preziosi frammenti di un ciclo di pitture murali dell’XI secolo, una delle rare testimonianze ancora visibili della grande stagione romanica milanese. L’Oratorio di San Salvatore.
Le origini dell’Oratorio di San Salvatore sono antichissime. La prima menzione risale all’anno 922, quando viene citato come “ecclesia campestris Domino Salvatori” in un atto di donazione con cui l’arciprete della vicina Dairago cedeva una vigna al monastero milanese di Sant’Ambrogio.
Alla fine del Duecento, il piccolo edificio compare anche nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, l’importante registro che raccoglieva tutte le chiese, gli altari e le feste dei santi della diocesi di Milano: “In plebe Parabiago, loco Consourezo, ecclesia Sancti Salvatoris cum S. Hilario”.
Ancora oggi, l’oratorio conserva intatto il fascino dei secoli, offrendo ai visitatori un raro sguardo sull’arte e sulla spiritualità del Medioevo lombardo.
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L’Oratorio di San Salvatore conserva l’impianto di una piccola cappella romanica, costruita con ciottoli di fiume e caratterizzata da una semplice pianta rettangolare con abside. L’edificio risale all’XI secolo, ma nel Seicento subì una trasformazione importante: mantenendo i muri originari, ne fu invertito l’orientamento e venne realizzato il nuovo presbiterio, rivolto verso occidente.
Durante uno scavo archeologico del 1991, sotto il pavimento attuale sono emersi i resti dell’aula altomedievale, con due antichi muri in pietra serena e le fondamenta dell’abside romanica demolita nel XVII secolo.
All’interno, l’oratorio custodiva un grande ciclo di affreschi dedicato alla vita di Cristo, distribuito su due registri: sul lato sinistro le Storie dell’Infanzia, su quello destro le Storie della Passione e della Resurrezione.
Sulle pareti meridionali si distinguono ancora scene come l’Annunciazione, la Visitazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi e la Presentazione al Tempio, rappresentate con straordinaria delicatezza e forza narrativa. Sul lato opposto, le scene della Passione erano affiancate, nel Cinquecento, da una splendida Sacra Conversazione firmata da Giorgio da Saronno nel 1522.
Le differenze di stile tra i due lati dell’oratorio raccontano l’incontro di culture artistiche diverse: una più severa e occidentale, dai toni metallici, e una più morbida e bizantina, attenta al volume e all’espressività delle figure. Insieme, rendono l’Oratorio di San Salvatore un documento prezioso della ricchezza e dell’apertura del romanico milanese.
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